Gli ivisibili ..il film ..
SPAVENTOSO SCENARIO DA TOTALITARISMO DIGITALE. IL CAPITALISMO DELLA SORVEGLIANZA VIENE POSTO IN ESSERE ATTRAVERSO LA INTELLIGENZA ARTIFICIALE CHE CI GOVERNERÀ SECONDO GLI STANDARD DI BIG TECH. NEL MIGLIORE DEI CASI STIAMO AFFIDANDO IL POLLAIO ALLA VOLPE, NON È UN FILM, È LA REALTÀ. PAROLA DEL REGISTA DI TERMINATOR JAMES CAMERON.
🔥Già anni addietro vi feci ascoltare le parole della scrittrice dei film Terminator e Matrix, la quale affermava che la vera funzione dei film di Hollywood servono ad abituare le persone al futuro spesso distopico che hanno davanti (
🔺️Adesso iniziano a svegliarsi anche celebri personaggi che, sino a questo momento non avevano aperto bocca.
⚡Questo è il noto regista James Cameron che afferma che il sistema sta instaurando una dittatura totalitaria digitale attraverso l’intelligenza artificiale e secondo i dettami del capitalismo della sorveglianza (Shoshana Zuboff docet).
“L’esperienza umana è ormai materia prima gratuita che viene trasformata in dati comportamentali… e poi venduta come ‘prodotti di previsione’ in un nuovo mercato quello dei ‘mercati comportamentali a termine’ …..dove operano imprese desiderose solo di conoscere il nostro comportamento futuro”. Frasi come questa si leggono nell’ultimo libro di Shoshana Zuboff The Age for Surveillance Capitalism. The Fight for a Human Future at the New Frontier of Power (Profile Books, 2019). Come dimostrano anche queste poche righe la penna è brillante e la capacità di coniare termini nuovi decisamente invidiabile. Soprattutto quei ‘mercati comportamentali a termine’ lascia quasi a bocca aperta. Questa ricerca semantica risponde, in realtà, a un preciso obiettivo. Zuboff si dice convinta che l’epoca che viviamo segni una rottura radicale con il passato e usare termini vecchi per denotarla finirebbe per offuscare la mancanza di precedenti (unprecedented) (
senza precedenti
) e le novità che abbiamo di fronte.
E anche per questa epoca c’è un nome nuovo: capitalismo di sorveglianza. In realtà, il termine è nuovo ma non nuovissimo. Sembra che i primi ad usarlo siano stati J.Bellamy Foster e R.W. McChesney in un articolo comparso nel 2014 sulla storica Monthly Review. Nella lora accezione quella espressione denotava una sorta di insaziabile desiderio di dati derivante dalla progressiva finanziarizzazione dell’economia. Zuboff (normalmente presentata come sociologa, e già autrice di libri di successo come In the Age of the Smart Machine e The Support Economy) lo intende in modo molto diverso, come dimostrano anche le righe di apertura di questo articolo. Nel capitalismo di sorveglianza, per dirla in breve (e non è facile farlo, considerata la mole impressionante del libro che contiene anche qualche pagina non proprio indispensabile) ci si appropria di dati relativi agli umani comportamenti, quelli online ma anche quelli offline. Dopo accurata elaborazione questi dati sono in parte utilizzati per migliorare, genericamente, beni e servizi – dunque, in qualche modo a scopi socialmente utili. Ma per il residuo (anche qui un termine nuovo: behavioural surplus) confluiscono in quei ‘prodotti di previsione’ commerciati nei nuovi ‘mercati comportamentali a termine’. Coloro che si appropriano di quei dati e li elaborano accumulano così immense ricchezze. Ed è facile immaginare a chi si riferisca Zuboff: principalmente a Google, considerata l’artefice di questo nuovo capitalismo.
Il capitalismo di sorveglianza è devastante soprattutto perché – ecco un’altra espressione che non può passare inosservata – rischia di provocare la sparizione dell’umanità, intesa come modo umano di ragionare e di comportarsi, di cui l’autonomia e la dignità sono i tratti distintivi. Il capitalismo della sorveglienza, scrive Zuboff ricorrendo a un parallelo piuttosto terrificante, rischia di fare all’umanità quello che il capitalismo industriale ha fatto alla natura.
Il capitalismo della sorveglianza si nutre, dunque, dello sfruttamento non del solo lavoro umano, come nella visione di Marx, ma della complessiva esperienza umana. E con esso si impone una nuova forma di potere che Zuboff, sempre allo scopo di rimarcare la novità del presente, chiama strumentale (instrumentarian). Questo potere permettere di conoscere il comportamento umano e di influenzarlo a vantaggio di altri. E la sua forza deriva non da armi o eserciti ma da un’architettura computazionale di dispositivi intelligenti, di cose (Internet of Things) e spazi tra loro connessi.
Il capitalismo della sorveglianza va, dunque, combattuto non soltanto per ragioni antiche (è monopolistico, viola la privacy) ma anche, e soprattutto, perché riduce a merce i comportamenti umani e attraverso il loro commercio consente arricchimenti straordinari. Un capitalismo che non si accontenta “ di automatizzare i flussi di informazioni su di noi, ma mira a automatizzare noi stessi”.
Questa visione scintillante ed evocativa certamente coglie aspetti distintivi della nostra epoca. E suscita reazioni ‘forti’. Per rendersene conto basta visitare il sito di Goodreads e leggere qualcuno dei moltissimi commenti di lettori, in generale eruditi. E la lunghissima recensione critica di Morozov comparsa su The Baffler conferma che nel libro della Zuboff sono trattate numerose questioni meritevoli della massima attenzione.
Non potendo dar conto anche soltanto in minima parte dei temi trattati mi limiterò a formulare un paio di osservazioni ed a sollevare una questione un po’ analitica che mi sembra, però, densa di implicazioni per comprendere il presente, le sue specificità e anche il modo per fare fronte alle sue peggiori distorsioni.
La prima osservazione è che non è chiaro se il capitalismo della sorveglianza conviva e come con un altro capitalismo, più tradizionale. Per comprendere molti aspetti delle contemporaneità credo che possa essere di grande importanza concentrarsi sulla coesistenza tra il mondo che Zuboff include nel capitalismo della sorveglianza e quello che, con sintetica espressione, potremmo chiamare il capitalismo della produzione materiale (su questi temi si può vedere il saggio di Quintarelli in questo numero del Menabò).
La seconda è che nel valutare il capitalismo di sorveglianza che mercifica l’esperienza umana sarebbe estremamente utile un confronto con pratiche di consumo che sembrano andare in direzione opposta e che tendono faticosamente a sopravvivere, con consumatori ben consapevoli e ai quali molti vorrebbero chiedere di più in termini di comportamenti di mercato diretti a raggiungere scopi sociali e non solo soddisfazioni materiali immediate. Ciò chiama in causa il ruolo delle comunità nel capitalismo contemporaneo, un tema posto di recente da R. Rajan (The Third Pillar: How Markets and the State Leave the Community Behind, Penguin Press 2019).
Per venire alla questione più analitica, partirei da un’ovvia considerazione. Nel capitalismo della sorveglianza i problemi sorgono sia al momento della ‘raccolta’ dei dati sia al momento del loro ‘utilizzo’ nelle diverse forme possibili.
Il libro della Zuboff è molto ricco di informazioni sulle modalità con le quali i dati vengono acquisiti – online e offline – e sulle potenzialità, talvolta incredibili, di elaborarli per definire ‘tipi’ e comportamenti. Naturalmente l’ottenimento di questi dati rozzi all’insaputa del consumatore è oggetto di critica e, a mio avviso giustamente, la possibilità che talvolta ha il consumatore di non consentire l’accesso ai dati non sembra essere considerata una soluzione del problema. Più in generale, si potrebbe dire, lo scambio tra gratuità dell’accesso alla rete e ‘appropriazione’ dei dati avviene con modalità che in ogni caso non garantiscono né una scelta consapevole, né la realizzazione dell’efficienza, visto che questa implica, secondo l’accezione comune, che vangano effettuati tutti e soltanto gli scambi che sono reciprocamente vantaggiosi. Qui si può dubitare che sia sempre soddisfatta la condizione del reciproco vantaggio. Infatti, non sappiamo se per il consumatore il beneficio che deriva dall’accesso alla rete corrisponda al costo (latu sensu) della ‘cessione’ ad altri dei suoi dati. Questo approccio ‘welfarista’ è, per comprensibili ragioni di competenza disciplinare, assente nel libro.
Ma il punto più complicato riguarda, a mio parere, l’utilizzo dei dati, e la loro trasformazione in comportamenti da vendere in quelli che Zuboff chiama “mercati comportamentali a termine”. Questo mercato fornisce gli incentivi alla raccolta e alla profilazione dei dati, dunque è essenziale. Si può considerare il perno del capitalismo della sorveglianza, perché da esso promana la forza che spinge a ‘sorvegliare’, una forza che si alimenta dei bassi costi da sopportare per raggiungere l’obiettivo e che rappresentano una novità del nostro tempo. I big data costano molto meno – almeno nelle odierne condizioni – degli studi psicologici che facevano da base ai tentativi di persuadere i consumatori.
A proposito di quel mercato, l’autrice chiarisce che non intende riferirsi soltanto alla vendita di profili utilizzabili per la pubblicità personalizzata online. Parla, un po’ genericamente, di “numerosi altri settori, comprese le assicurazioni, il commercio, la finanza e un sempre più ampio insieme di imprese di beni e servizi che intendono essere presenti in questi mercati nuovi e profittevoli”. E ricorda che le debolezze cognitive, che sono falle nella nostra razionalità e della quali dà conto la behavioural economics, possono essere più facilmente sfruttate una volta che si conoscano i dati comportamentali dei singoli individui.
Zuboff fornisce anche alcuni esempi che appaiono, però, piuttosto disomogenei: dalla possibilità di condizionare (conditioning) i comportamenti direttamente con le tecnologie (ad esempio bloccando l’auto di chi non paga l’assicurazione) a quella di influenzarli attraverso i ben noti effetti di contesto. Tanta varietà rischia di offuscare una delle nozioni essenziali dell’interpretazione della Zuboff e di mettere assieme comportamenti e circostanze molto diverse per le loro caratteristiche e per i loro effetti sulla libertà e sul benessere dei consumatori. La pregnanza dei ‘mercati comportamentali a termine’ non sembra emergere con la chiarezza che il ruolo assegnato ad essi sembrerebbe richiedere.
In alcuni casi (ad esempio il conditioning) sembra sufficiente accedere a tecnologie in grado di bloccare determinati comportamenti senza necessità di avere un profilo completo dei consumatori. In altri sembra che il problema sia quello di massimizzare la capacità persuasiva della pubblicità. In altri ancora quello di manipolare i comportamenti anche modificando le preferenze e non solo le scelte. Al riguardo sembrerebbe utile riflettere sul significato di termini come ‘persuasione’ e ‘manipolazione’ e un buon punto di partenza a quest’ultimo riguardo potrebbe essere quanto sostiene C. Sunstein: “I manipolatori tipicamente sfruttano l’ignoranza delle persone o le loro ‘debolezze’ comportamentali evitando di sollecitare la loro capacità di riflessione e deliberazione.” (On freedom, 2017).
L’indeterminatezza sulle caratteristiche di questi mercati emerge con chiarezza in vari punti e in particolare nella discussione del cap. 3 dove, tra l’altro, si pone sullo stesso piano l’interesse di coloro che agiscono come acquirenti su quel mercato per acquisire “informazione probabilistica sul nostro comportamento” o per conoscere le modalità per “influenzare il nostro comportamento”. E’ evidente che il secondo tipo di interesse può avere implicazioni molto diverse per la libertà e per il welfare. Essere informati sul nostro comportamento può servire anche a servire meglio le nostre preferenze. Non altrettanto può dirsi per il secondo tipo di interesse, che mira a produrre cambiamenti favorevoli a chi è in grado di indurli.
Il riconoscimento delle diverse implicazioni di questi due tipi di comportamento, ed una maggiore precisione al riguardo, potrebbero condurre a un giudizio più articolato (e meno di parte secondo alcuni critici) sul capitalismo di sorveglianza nonché più solidamente basato sui suoi veri eccessi e sulle sue reali distorsioni. Inoltre – e si tratta di un punto di rilievo sotto il profilo economico – permetterebbe di confrontare meglio a livello di sistema, e non del singolo operatore, i costi e i benefici di quel mercato. Nulla sappiamo sui costi e i benefici complessivi di questi mercati e nulla potremo sapere se non precisiamo cosa accade sui mercati comportamentali a termine. Il problema è del tutto simile a quello che più di 60 anni fa, J.K. Galbraith pose nella sua Affluent Society, chiedendosi se i costi della pubblicità fossero giustificati da benefici sociali di almeno pari grandezza.
Questa maggiore precisione servirebbe anche a acquisire più consapevolezza sui possibili scenari futuri e sulla loro diversa desiderabilità. Sulla direzione in cui muovere, Zuboff non dice molto. Sostiene che “ogni vaccino inizia con un’attenta conoscenza della malattia nemica” e intende il suo libro come un contributo a questa conoscenza. Tutto ciò è estremamente importante, ma forse per conoscere ancora meglio la malattia nemica sarebbe stato di aiuto concedere maggiore spazio, nelle 700 pagine del volume, a qualche ‘distinguo’ in più.
🔻Secondo Cameron tale capitalismo del controllo totale, evoluzione naturale delle precedenti forme di capitalismo imposte dalle élite, rappresenta uno scenario molto più spaventoso del film Terminator da lui girato, con la differenza che stavolta non si tratta di un film bensì della realtà.
🔸️Buongiorno Cameron, ben svegliato. Il regista ha moltissimo fan, facciamo girare le sue parole per risvegliare altri dormienti.
▪️Approfondimenti a seguito, visionali tutti, è importante esserne informati.
⚠️I FILM MATRIX E TERMINATOR PREANNUNCIARONO TUTTO. LA PROGRAMMAZIONE PREDITTIVA DI HOLLYWOOD, ECCO COSA DICE LA SCRITTRICE DEI DUE FILM
⚠️HUXLEY CI AVVERTÌ ‘L’AUMENTO DELLA POPOLAZIONE PORTERÀ ALLA DITTATURA ATTRAVERSO LA TECNOLOGIA’
⚠️MORENDO ORWELL CI DISSE LA VERITÀ
⚠️MUORI UOMO, SEI UN INUTILE PESO PER LA SOCIETÀ. L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE DI GOOGLE INVITA UN UTENTE A TOGLIERSI LA VITA
⚠️DEPOPOLAMENTO, INTELLIGENZA ARTIFICIALE RENDE ESSERE UMANO INUTILE
⚠️ELON MUSK ‘INTELLIGENZA ARTIFICIALE SPAZZERÀ VIA GENERE UMANO. NON SO SE SIAMO ANCORA IN TEMPO PER FONDERCI CON QUESTA
⚠️SONO ARRIVATI E SONO PRONTI A SOSTITUIRE L’ESSERE UMANO. ELON MUSK PRESENTA ROBOT UMANOIDE AD INTELLIGENZA ARTIFICIALE E ROBOTAXI
⚠️HARARI “È LA FINE DELLA STORIA UMANA. LA STORIA CONTINUERÀ MA CON QUALCUN ALTRO AL COMANDO”
⚠️IMMORTALITÀ, È L’OBIETTIVO. INTELLIGENZA ARTIFICIALE SPAVENTERÀ LE PERSONE E ACCETTERANNO DI MODIFICARE GENETICAMENTE PROPRI FIGLI
⚠️DEPOPOLAMENTO È UN FATTO POSITIVO, POTREMO SOSTITUIRE PIÙ VELOCEMENTE UMANI CON INTELLIGENZA ARTIFICIALE. LARRY FINK DI BLACKROCK
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Tutto Fare Vasto Maurizio tempo 2024, [09/02/2025 11:23]
Il “Financial Reset” sta arrivando. Unisciti al nostro gruppo per prepararti.
Tutto Fare Vasto Maurizio tempo 2024, [09/02/2025 11:23]
Cina, scoperta fonte di energia “infinita” – il nautilus
Tutto Fare Vasto Maurizio tempo 2024, [05/03/2025 15:34]
Ancora stiamo a scavare disperatamente x il nulla egoigo demoniaco ???
Tutto Fare Vasto Maurizio tempo 2024, [03/09/2025 02:46]
News del Generatore del Gas d’Acqua Plasmatico detto OssIdrogeno, il Quarto Stato della Materia che Stimola ed Aiuta il Corpo e la Mente nella Rigenerazione e nella Tutela Organica, Cellulare e Genetica
Aggiornamento con Filtro Gorgogliatore Gravitazionale a Doppio Stadio per la riduzione dei cicli di ricambio acqua nei filtri gorgogliatori tendente al 100%.
In aggiunta applicativa terapeutica, oltre alla Cannula Nasale per l’Inalazione e l’uso del tubo per bere Acqua OssIdrogenata, è stato aggiunto lo Strumento per Uso Topico o per Applicazioni sul Corpo mediante Cannello Regolabile a Campana.
Per la spiegazione sulla funzione terapeutica e sulla natura del Gas d’Acqua Plasmatico e come poter acquisire il Generatore, ecco il seguente link 👇
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Certamente. L’espressione “dollaro basso nel 1973” si riferisce a un momento cruciale della storia economica mondiale: la fine del sistema dei cambi fissi stabiliti a Bretton Woods e l’inizio dell’era dei tassi di cambio fluttuanti.
Ecco una spiegazione dettagliata di cosa accadde e perché il dollaro era “basso”.
### Il Contesto: Il Sistema di Bretton Woods (1944-1971)
Dopo la Seconda Guerra Mondiale, le potenze alleate crearono il sistema di Bretton Woods per garantire stabilità monetaria internazionale. Le sue regole principali erano:
1. Il dollaro USA era ancorato all’oro: 1 oncia d’oro = $35.
2. Le altre valute erano ancorate al dollaro: Tutte le valute dei paesi aderenti avevano un tasso di cambio fisso rispetto al dollaro.
3. Stabilità: I paesi dovevano intervenire sui mercati valutari per mantenere il valore della propria valuta entro un margine di oscillazione dell’1% rispetto alla parità col dollaro.
Per decenni, questo sistema funzionò, facilitando la ricostruzione e il boom economico.
### I Problemi: Perché il Sistema Entrò in Crisi
Negli anni ’60, emersero gravi problemi:
* Spese USA: La guerra in Vietnam e i programmi sociali della “Great Society” del Presidente Johnson portarono a un enorme aumento della spesa pubblica.
* Inflazione: L’economia USA iniziò a surriscaldarsi, generando inflazione.
* Déficit della bilancia commerciale: Gli USA importavano più di quanto esportavano, facendo uscire molti dollari dal paese.
* Eccesso di dollari nel mondo: C’era una quantità di dollari in circolazione nel mondo molto superiore alle riserve d’oro degli Stati Uniti che li dovevano coprire. La fiducia nella capacità degli USA di convertire i dollari in oro si stava erodendo.
I paesi con surplus commerciale (soprattutto Germania Ovest e Giappone) si trovarono sommersi di dollari che iniziarono a dubitare valessero davvero $35 l’uno in oro.
### La Crisi: Nixon Shock del 1971
Il 15 agosto 1971, il Presidente americano Richard Nixon annunciò una serie di misure drastiche, passate alla storia come il “Nixon Shock”:
1. Sospese la convertibilità del dollaro in oro. Di fatto, il dollaro diveniva una valuta “fiat”, il cui valore non era più garantito da un bene fisico.
2. Impose una tariffa del 10% sulle importazioni.
L’obiettivo era proteggere l’industria americana e fermare l’emorragia di oro, ma di fatto seppellì il sistema di Bretton Woods.
### Il 1973: L’Anno della Transizione e del “Dollaro Basso”
Dopo il 1971, si tentò di ristabilire nuovi cambi fissi (con l’Accordo Smithsonian del dicembre 1971, che svalutò il dollaro a $38 l’oncia), ma le pressioni speculative erano troppo forti.
Febbraio 1973 segna la data cruciale:
* La speculazione contro il dollaro riprese con forza. I mercati scommettevano che il suo valore sarebbe ulteriormente calato.
* Le banche centrali europee e giapponesi dovettero comprare miliardi di dollari per sostenerne il prezzo, ma senza successo.
* Il 12 febbraio 1973, il governo USA annunciò una nuova svalutazione del 10% del dollaro (portando il prezzo ufficiale dell’oro a $42,22 l’oncia).
* Nemmeno questo bastò. A marzo, le pressioni divennero insostenibili.
Marzo 1973: I principali paesi del mondo (il “G10”) abbandonarono ufficialmente il tentativo di mantenere cambi fissi e lasciarono fluttuare le loro valute. Questo evento è considerato la nascita ufficiale del regime di cambi fluttuanti che conosciamo oggi.
### Perché il Dollaro era “Basso”?
In questo contesto, il dollaro era “basso” perché:
1. Svalutazione Ufficiale: Il suo valore era stato ridotto due volte dalle autorità USA (1971 e 1973) rispetto all’oro e alle altre valute forti.
2. Pressione al Ribasso dei Mercati: I trader e gli investitori, perdendo fiducia nella forza dell’economia americana (inflazione, deficit), vendevano dollari per comprare valute considerate più solide, come il Marco Tedesco o il Franco Svizzero.
E, [03/09/2025 06:56]
Questo eccesso di offerta sul mercato ne faceva calare il prezzo (il tasso di cambio).
3. Fine del Sostegno Artificiale: Una volta lasciato fluttuare, il dollaro si assestò su un valore di mercato più basso, che rifletteva le reali condizioni economiche degli USA rispetto ai loro partner commerciali.
### Conseguenze a Lungo Termine
* Nascita dei Forex: Iniziò l’era della speculazione sul cambio delle valute.
* Maggiore Volatilità: I tassi di cambio divennero molto più instabili.
* Petrodollari: Gli paesi produttori di petrolio (OPEC) iniziarono a vendere petrolio in dollari, creando una nuova domanda mondiale per la valuta USA e contribuendo a stabilizzarne il valore negli anni successivi.
In sintesi, il “dollaro basso nel 1973” non fu un evento isolato, ma il punto culminante di una crisi di fiducia nel sistema monetario internazionale, che portò alla fine della supremazia assoluta del dollaro ancorato all’oro e all’inizio di un’era nuova e più volatile per le valute globali.
Le possibili applicazioni future
La presentazione dell’LY-1 su un veicolo a otto ruote suggerisce che la Cina stia pianificando anche una versione terrestre. Questa pratica di adattare sistemi navali per l’uso a terra non è nuova; un esempio è il sistema Centurion dell’esercito statunitense, una versione terrestre del Phalanx CIWS navale. Una variante terrestre dell’LY-1 potrebbe fornire una difesa a corto raggio contro droni, missili da crociera e velivoli a bassa quota.
Il Centurion, il sistema su ruote derivato da uno navale. CIWS
La Cina sta chiaramente investendo in modo massiccio nelle armi a energia diretta, non solo laser ma anche a microonde ad alta potenza. Lo sviluppo dell’LY-1, pur con le incognite sul suo stato operativo, dimostra la volontà di Pechino di raggiungere e superare le capacità occidentali in un settore tecnologico considerato cruciale per i conflitti futuri.
giovani colleghi : paledomite farmaco gravidanza per la nausea anni 1960 deformazioni gravissime sul feto dei nati . notare le e terapie . 20.000 nati male …ultima è stata talia a fermare il farmaco killer.


