I misteri di un’antica chiesa: dalle sue origini gnostiche alle cripte sigillate e il culto del femminino sacro.
Allora, questa non è una chiesa, è nata come tempio gnostico da un uomo che si chiama la Carlo, Domenico del Carretto, questa non è una chiesa, era un tempio gnostico voluto da un uomo che si chiamava Carlo, Domenico del Carretto, il quale voleva essere sepolto qui sotto, e adesso vi indicherò il punto preciso, il punto doveva essere sepolto è molto importante, ma lo vedremo. Carlo Domenico del Carretto era un marchese dalla figlia del Carretto, il quale decide che qui a San Vicento deve esserci la sua tomba, ma prima di morire deve fare un percorso iniziatico. Voi sapete che sono persone iniziatico bravi, lo sapete tutti, quindi un percorso di crescita, di nascita, di crescita, di rinascita e di morte, cioè lui doveva morire la parte sua umana, in un certo senso, e rinascere quella spirituale. Si entrava da una colonna, dove vedremo dei simboli di Ermete Trismegisto, Gianno Riconte, simboli egizi, si faceva un percorso e si usciva chi si era arrivato all’agnose, la suprema conoscenza. Ma purtroppo iniziano i lavori nel 1480, anno di nascita di, bravo che l’hai dato, di Raffaello Sanzio, mi sape tutta, e finiscono nel 1520, in caso strano quando muore Raffaello Sanzio. Ma lui muore nel 1518 a Roma ed è sepolto in Trasteva, in una chiesa di Trasteva. È una cosa terribile per lui, perché lui non deve essere sepolto qui. Questa chiesa rimane un tempio per 200 anni. Poi la chiesa di Roma dice, oh c’è un edificio, facciamolo diventare una chiesa. 200 anni per farla diventare chiesa, quella che è oggi. Oggi è dedicata a San Lorenzo, è la chiesa del paese. Ma la gente che entra qua non si rende conto di cosa c’è fuori sul muro, ma restiamo all’interno. In cui scorrono i secoli, arriva in questa chiesa un uomo, negli anni di Bertolotti più o meno, che si chiama Don
Giovanni Battista Fenoglio. Don Giovanni Battista Fenoglio aveva un intimo mito che si chiamava Giovanni Bosco, Don Bosco. E chiamava tutti gli anni Don Bosco e mi erano da messa lì. Quel pulpito, l’hanno trovato nelle fondamente che si dicono che c’era qui sotto, c’era un tema qui sotto, quindi chissà cosa c’era qui sotto, hanno tirato fuori quel pulpito, l’hanno cementato lì, e Don Bosco diceva, messo solo da lì, e diceva una messa in fronte all’anno, nella quale ogni tanto diceva delle parole senza senso, le parole famose, parole subliminali di Don Bosco. Tutti voi conoscete Don Bosco, se di chiesa lo conoscete benissimo, il fondatore di Salesiano, ma Don Bosco è un mistero divente. Don Bosco ti guardava in faccia e ti diceva quando morì, tranquillamente, tant’è che era per Torino, io ho fatto uno studio su Don Bosco, vede passare un ragazzo che si appretta in bicicletta e dice, è inutile che corri, tanto tra una settimana sarei morto. Effettivamente si tratta dopo un carro, lo trovo, lo uccide. Il questore di Torino va da Don Bosco e dice, reverendo, perché Torino era piccola all’epoca, no, stia attento perché la gente ha paura, lei li guarda in faccia e gli dice, allora evitava quello, ma aveva la capacità di dire le famose messe di restituzione. Qui avvenivano molti furti. Il paese di altare è un paese chiuso, qui è un paese, le chiamano le facce false, paese di labri. E Don Fenoglio voleva che Don Bosco convincesse questi labri a restituire il matto e ogni anno faceva una messa di restituzione. Diceva delle parole subliminali, cioè diceva la messa e qui diceva a dire, ma le ghi ladri capivano e il mattino dopo davanti alla chiesa sul sagrato trovavi il matto. Pensa una messa così a Montecitorio.
Un bosco si porta nella tomba, alla sua capoccia di queste parole subliminali, voi sapete che sono le cose subliminali, se in un film metto che tu hai sete, tu vai al bar e prendi la Coca-Cola, l’hanno fatto quelli della Coca-Cola, l’anno metto di loro, eh? Popcorn da mangiare al cinema. Ebbene, succede un fatto, arriviamo in una data specifica, 29 luglio
1875. Il 1875, come ben voi ricordate, è l’anno in cui ad altare Bertolotti diventa ricco. Mentre lui diventa ricco, qui la notte del suo compleanno c’è un forte temporale, il parco di San Vicento comincia ad avere paura, e di fatto lo uccidono, lo uccidono davanti alla chiesa. In chiedere in canale che troveranno le somme di denaro, non l’hanno ucciso per i soldi, ma l’hanno ucciso per la Via Cruces. Sì, perché lui scende nelle crifte, qui sotto, e trova 14 quadri, e dice, come mai 14 quadri qui? E li porta in chiesa, e li mette in senso anti-orario, come ad altare e come a re le chateau. In questa Via Cruces c’è un grande segreto, un grande mistero. Per il fatto di averla messa, viene assassinato. Ne uccideranno altri due o tre preti per questa Via Cruces, tant’è che questo paese viene soprannominato Facce False o Ammazza Preti, la gente del posto, eh?
Questo è un bel nome, è una bella norma. Ebbene, qui ci sono delle crifte, qui sotto.
L’ultimo prete che le vede è il 7 luglio 1957. Si chiamava Don Giulio Avagnina. Guarda che memoria, eh? Cioè, sei contento? Ti dico tutti i dati, no? Non sono inventato adesso. No. Don Giulio Avagnina diventa parco di salicetti, diciamo, prima che mi ammazzi, no, lui non ha l’azzucca. È meglio che vado a vedere le crifte, no? Così mi sempliscono. Scende qui sotto, qui c’è una scala qui, scende qui sotto, e ne esce terrorizzato.
E dice, chiudete immediatamente le crifte affinché nessuno ci possa più entrare o uscire. dico questo perché insieme a uno scrittore, a uno ricercatore locale, abbiamo fatto un’indagine e abbiamo intervistato un signor anziano che nel 57 era un ragazzino, tipo lui, che aveva aiutato i muratori a chiudere queste crifte. Perché lui ha voluto che ci mettesse uno strato di cemento, uno di piombo e uno di marmo. Come mai cemento, piombo e marmo? Aveva il terrore di queste crifte. Questo signor, ormai anziano, gli ha detto, ma cosa ha visto il prete che era così terrorizzato? Ha detto, ma c’erano tanti scheletri, tombe, c’erano anche delle cose preziosi, ha parlato di calici, tempestate di pietre preziose, crocefissi d’oro. Però il suo terrore è quando ha visto lo scheletro che dominava tutti gli altri. Su un altare, lo scheletro di una donna molto alta, con lunghi capelli rossi e con un vestito regale. Come ha visto queste immagini di questa donna con lunghi capelli, l’è uscito terrorizzato.
Allora, chi era questa donna? Io anni fa mi sono occupato di un mistero, dove dovremmo andare con sgalandro nelle langhe, in un prezio che si chiama Via Rigi. Io scopro ogni tanto, è come se una mano misteriosa mi prendesse per il colletto, io se la parelle ci ho troppo al tuo caso, scoperto al tanto, e scopro questo paese. Un paese che ancora oggi viene chiamato il paese dei magnetizzati. Perché? Perché c’è un parroco che si chiama Don Francesco Grignaschi, e io mi auguro in questo libro che ho scritto che è La Dea dimenticata sul mistero del femminino sacro. Don Grignaschi era un parroco di un paese che si chiama Cima Mulea, nelle montagne verso la Svizzera, Valdossola, che era questo parroco qua, il quale, come arriva in paese a Cima Mulea, gli incontra una donna che gli dice, reverendo, si fermi, io parlo con la Madonna. E lui le crede, perché lei ha due anelli, uno d’oro e un argento che bastava stregarli e la Madonna gli appariva. E soprattutto gli dice, io con la Madonna faccio dei viaggi. Siamo nel 1849. La mia stessa, guarda, per scrivere questo libro ho fatto una fatica in mano, perché non c’è più niente. La Chiesa di Roma ha cancellato tutto di questo prete e le dice, la Madonna mi porta a vedere il mondo. Siamo nel 1800, donna analfabeta, senza libri, senza giornali, senza tv, senza niente, e gli raccontava altrimenti cos’è l’alba sulla grande muraglia cinese, le luci di New York, il polo sud, il polo nord, l’isola di Pasqua, le onde che si infrangono dell’oceano Pacifico. Lui rimane all’ibito e dice, ma sta donna è di un paese, ma di conto, Simo Molero sono quattro case di montagne sperdute nel 1849, cosa ne sa di tutto questo? Dice, io ci sono appena stata. C’è un problema.
La Madonna, io ho desunto tutto questo dagli atti di un processo, la Madonna all’andata la prendeva sta donna in camera sua e la portava fisicamente, abbracciandola, a vedere il mondo. Al ritorno, si vede che aveva fretta, la lasciava in cima a sto campanino. E allora tutti i lunedì mattina, il genere è la domenica sera, tutti i lunedì mattina la stiglia che doveva mandare dei messi a tirare delle funi, perché sta donna abbracciata e gridava, e dice, è in cima a sto campanino, abbracciata, e si dice, ma come cavolo hai fatto andare su di te che aveva fatto la Madonna? Cioè, lei non si era per fatto andare perché non c’è una scala esterna, no? E la trovavano tutte le mattine, il lunedì mattina. Allora una volta, due o tre, si vede che si è stufato e il sindaco fa rinchiudere questa donna in un monastero dove è poco tempo dopo muore. Il paro che è scomposo, dice, no, ma la donna che mi parlava del mondo è morta, vuole fare un funerale? No, nessun funerale, questa donna deve scomparire dall’onore del paese. Lui la fa sapere in una zona del cimitero, c’è la foto, vabbè qua, e il prete, il sindaco non vuole neanche delle lapide, non c’è problema, perché come mette la vara nel terreno, dei fiori nascono spontaneamente circoscrivere il perimetro della vara. Il potere di questa donna passa a lui, perché gli lascia i due anelli. Allora lui comincia a guarire la gente col tocco delle mani, a essere in due o tre luoghi contemporaneamente come padre Pio e soprattutto a cambiare. Lui è un paroco ma comincia a capire l’importanza del femminino sacro, la storia di Ashera che dal tempo di re Salomone irradia sul mondo quello che era il femminino sacro. Ogni tanto si chiama Iside, ogni tanto si chiama Stante, Cibele o Maria Magdalena. Lui comincia a credere in questo. Il sindaco, pensando che adesso la Madonna ha portato lui a fare un viaggio, ora deve tirare giù il paroco dal campanico, denuncia il paroco e fanno un processo a Casale Monferrato, non so perché lì dov’è comunque. E io ho trovato gli altri di sto processo. Ma i giudici dicono al sito, ma scoprete parlare di cose di chiesa, ma e lo posciogliono. Ma nel tribunale c’è un paroco di un paese vicino che gli dice, senti, non tornare su quelle montagne, la sud ormai ti ho detto, fermati qui. E lui si ferma 55 giorni in un paese qui si chiama Via Riggi. E in questi 55 giorni Via Riggi diventa una Gerusalemme celeste. Lui fa venire dalle montagne una donna, che si chiama Domenica Lana, che lui individua come l’
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