Bertolotti: il senatore milionario che disse no al Papa e celò un grande mistero.
…del tu al re d’Italia. Era l’unico parato al mondo che aveva un sito lo stesso.
Ho scoperto ultimamente, io mi dedico ultimamente al mistero di Rosazza. Rosazza è un paese su del Piemonte, provincia di Biella, dove, che innanzitutto è gemellato con il re Le Chateau, un paese di cui mi occupo da anni, dove andremo con Sgalandro, e possiamo anche fare la visita a Rosazza. Rosazza è un paese che è nato da una seduta spiritica, veramente, e poi i massoni se ne hanno preso. Ebbene, l’inventore di Rosazza era un senatore del reino d’Italia, che viene nominato lo stesso giorno di Bertolotti, quindi c’è un legame tra Bertolotti e Rosazza. Questo paese è fatto dai fantasmi, non è una battuta, veramente, poi chi è interessato vi spiegherò il mistero di Rosazza. Ebbene, Bertolotti viene nominato grande ufficiale dal re d’Italia, pensate che il duce Mussolini, anni dopo, vuole lo stesso titolo, ma lo deve chiedere al re Vittorio Emanuele III, tu chiami la scombia, ma vuoi barronare Mussolini al parco di Altà, cioè Mussolini era il padrone d’Italia, e lo deve chiedere, e il ritorio Emanuele III gli lo concede, Bertolotti era il parco di sto tavolo di paese, posso dire tavolo ancora finché non c’è quelli con la cosa di paese stupendo, cioè di sto paese, no? Quindi vedrete il tonno mio, dirò stupendo, sto paese, cioè ma che paese è questo? Cioè ci verresti a vivere ad Altare, no? A casa tua è la prima. No, io ci venivo, cioè la ragazza ci venivo, perché la presenza di Brani eccetera ha sempre, voglio dire… Brava, brava, però, chi è che per l’Italia? Il re d’Italia glielo dà, Mussolini deve chiedere, ma non è finita qua. Allora, ci sono tre papi che si interessano di lui, Leone XIII, Benedetto XV, sì, sì, perché Ratzinger era XVI, e soprattutto Pio X, chi è di Treviso più è… c’è uno di Treviso? Lei, chi è di Treviso? Eccovi, ecco, San Pio X, Riese, no? Riese, provincia di Treviso, San Pio X, nomina Bertolotti, vescovo di San Giovanni in Laterana Roma. che voleva dire essere vice-papa. Attenzione, eh, queste storie, eh, Bertolotti dice no.
Nella Chiesa, voi che siete uomini e donne discreti… L’era dovuto trasferire? Sì, brava, ma diventata vice-papa. Cioè, è come se al carabiniere sotto casa tua diventa di colpo generale di corpo d’armata. Cioè, però attenta, però attenta, però te ne dico un’altra.
Nella Chiesa non c’è democrazia. Io ti garantisco che se il vescovo oggi, un vescovo, nel 2026, dice a un prete, tu sei prete qui, domani vai a 100 chilometri, tu domattina fai le valigie e non puoi dire non lo fai. Non c’è democrazia, non puoi discutere. Cioè, io conosco lì, c’è un mio collega al liceo, che è un sacerdote, direi lì, un giorno è arrivato un telegramma a presentarsi domani alle 8 in Curia. Non c’è scritto se puoi. No, alle 8 devi essere in Curia. E siamo nel 2000, e questo è un vescovo, l’altro è un papa. Lui dice no al papa. E poi attenta, ma voleva dire diventare vice-papa, magari papa. Lui dice no perché nella lettera che ho visto, tu chiami la storia, c’è scritto, ringrazio sua santità ma non posso lasciare la cura dell’anime di Altaro.
Io credo che se Papa Leone dicesse al prete di Altaro, ti faccio vedere, vedi questo africano tipo Usain Bolt che parte di corte e dice, prima che cambi idea.
Ecco, tra l’altro, il parco di adesso è l’africano simpaticissimo del Rwanda e ci lascia fare, no? Il parco che c’era prima che era di qua, non voleva, aveva creato il gruppo dei dissuasori, ossia erano un gruppo di persone molto anziane che se ci avessero visto qua, in genere eravano da quella strada lì, avrò detto no, no no ma non c’è niente, no ma tutto fa, e tu dici, le vile, le tocchi, le vedi, non è che me lo invento io, no? No ma Bertolotti non è vero, eh i soldi, come le ha fatte queste mille? Uno che non aveva i soldi a comprare le calze, no? Però aveva creato questo gruppo di persone, però facendo così incuriosiva di più, tant’è che c’era una copia di mie amici, no?
Che erano venuti qua, che avevano letto i miei libri, e sono arrivati questi dissuasori, e dicendo, e così gli erano ancora incuriositi di più, ma dice, no no, andate via, andate via, che non c’è niente, ma come? La piazza l’ha fatta lui, l’Ecchielville l’ha fatta lui, però non se ne doveva parlare, non se ne doveva parlare. Adesso c’è un prete del Rwanda, tranquillo su questo, però è anche vero, come dicevo, che Giacobbo ha messo il furgone lì, hanno messo la RAI, Mediaset, non c’è stato uno che è andato lì a dire, oh, c’è la RAI, c’è Mediaset, no? un selfie, no? Con Giacobbo, con, eh? L’altra volta c’era Marco Berì e Daniele Bossari, no? Che cosa, anche loro, niente, ma hanno detto, ma c’è proprio il deserto.
Non c’è nessuno. Difatti vedi adesso, l’unica persona è quel signore lì, come ti ho detto, Fulvio, quello che vedremo adesso dalla chiesa, non si deve parlare, di Bertolotti non si deve parlare.
Bertolotti sentì nella sua vita come un miliardario, era un miliardario, hanno fatto un calcolo, voi chiamate queste cose dei conti, che sarebbe, se fosse io, sarebbe miliardario, non miliardario, ma miliardario, proprio una ricchezza incredibile. E dove è finita?
Lui muore nel mille, ah, ecco, un piccolo dettaglio.
Io, facendo queste trasporti di WTV, ho avuto quel minimo di conoscenze in tutta Italia, mi telefona una signora di Diano Marina, Diano Marina è sulla riviera della sua imperia, mi dice, senta, puoi venire a casa mia perché le devo parlare, vado, Diano Marina è una signora molto anziana e mi dice, senta, io sono la nipote dell’uomo di fiducia di Bertolotti, mio nonno era l’uomo di fiducia di Bertolotti, e mi fa vedere una poltrona stupenda, ci fa, se provi a sedersi lì sopra, io mi sei su sta poltrona, appoggi il pollice, il pollice, tac, si apre un cassetto, appoggi il minio, tac, si apre, ah, va, tutti i cassetti segreti, pazzesca, eh, sta poltrona, e l’ha regalata, il mio, eh, Bertolotti ha voluto assolutamente che fosse data a mio nonno.
E mio nonno era poi il suo servitore, lo mandava tutte le settimane al porto di Savona, che dista qua, una quindicina di chilometri, a comprare derate alimentari costosissime, come caviale del Volga, rum della Martinica, sigari cubani, e soprattutto tanto, tanto olio. Perché lui amava un piatto, tu che sei cuoca, amava un piatto che si chiama il pollo all’olio, ossia riempiva una pentola d’olio d’oliva, fino all’orlo, quando l’olio bolliva ci metteva un pollo dentro a cuocere, e poi se lo mangiava, e buttava via l’olio. Allora, io ti dico, nell’Ottocento, buttare, un giorno su, un giorno no, pentole d’olio.
Cioè, io mi ricordo, mi ricordo, che facevo, penso, l’asilo, e mio nonno va in cantina, scivola e rompe una bottiglia d’olio. Io credo che mia nonna l’ha perdonato perché facevo l’università.
Mamma mia, questa bottiglia d’olio. Anche perché porta male. Ma porta male, poi, ma poi, cioè, io mi ricordo se sta cosa era una… Cioè, in caso dicevo, sai, è morto, e sì, ma ha rotto anche la bottiglia. Cioè, era paragonata la morte di un parente, no? Cioè, proprio era lì, no? E sta bottiglia d’olio. Lui buttava via litri, litri d’olio tutti i giorni. Tu che sei cuoco, non so come sia il pollo all’olio. Ah, pensavo il cuoco. Io cuoco. Eh, vedi, c’è un sesto senso, eh, Nuzio. Tu hai la ferita sulla gamba destra, io ho il sesto senso.
Vedi che c’era un cuoco in famiglia. Lei ha detto che se lo fa anche lei, l’ha ferita sulla gamba destra. Sì, sì. Se l’ha messa la parte. Io cuoco il pollo senza olio. Senza olio? Sì, bravo, bravo. Il pollo dell’olio. Esatto. Quindi c’era questo. Ma che c’è morto questo qua? Te lo dico subito. Lui è morto, muore nel 1931. Quanti ne aveva? 70. Sì, 80 circa. 80, sì. Nonostante non gli abbia il pollo frito qua. E’ un pollo frito qua. E’ un pollo frito qua. E’ un pollo frito qua. E’ un pollo frito qua. E’ un pollo frito qua. E’ un pollo frito qua.


